Estratto (#716)

716

Mi presto al tuo corpo,

più sotto,

e mi godo queste tue viscere carnose e morbide

che mi stancan la lingua

e cagione mi portano alla testa,

male sordo e costante.

E si piegano quei tuoi piedini gentili

che mi parlan di quanto diletto ti porta l’Amor mio,

di quanto sublime tu trovi l’ardore che t’insinuo.

Treman le gambe

e più non ne puoi!

E la tua mano mi scaccia con forza la testa

che s’avventa sulla tua

reclama della tua rosea e perfetta bocca;

e non pago… nuovo Amore ti muovo in quella tua,

nuovo diletto servono le mie mani sui tuoi seni,

candidi loro come non v’è esempio in natura,

poiché questo regno è tuo solo.

L’Amore inizia e una fine non trova,

e m’affanno nel pagarmi il diletto,

duro mi è il corpo;

tuo solo io sono in quest’attimo

che pur tale non sembra,

tanto è l’Amore che ci rapisce

e ci abbandona nel divino.

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