Estratto (#780)

780

Ti carezzerà placidamente la lieve brezza autunnale;

ti scuoterà scellerata quando si farà burrasca;

cederanno i tuoi piedi quando crescerà in barbara tempesta

… ma tornerà a carezzarti come sottile refolo primaverile,

poiché la buona stagione sempre torna

a scaldare i cuori dei gentili,

di chi non è ancora vinto.

Tornerà a carezzarti la pelle

coi più cari sapori di quella nuova estate;

e porterà con sé i profumi dei fiori

e il vociare dei bimbi più allegri.

Tornerà a carezzarti quelle labbra stanche

fiorenti di quella vita che sempre torna

a scaldare e a rallegrare il Corpo;

tua unica virtù,

tuo unico momento tra i tanti,

tuo unico spettacolo di una vita

… tua e tua sola.

Estratto (#767)

767

Ceree dita affusolate si spandono,

è l’incontro con l’infinito.

Due capezzoli grandi e soffici

da far bere lo sposo quanto il figlio.

I tuoi capelli,

sottili corde pizzicate dal vento,

sono musica per gli occhi ammaliati di chi già ti vuol bene.

Una bocca carnosa e importante,

che ci casco dentro e ci nasco uomo.

Occhi profondi e cupi,

nero di notte, anima d’inverno.

Storia di un Corpo perfetto,

storia di un Corpo baciato una volta;

… mai dimenticato.

Estratto (#757)

757

L’Amore non è fatto di domande,

ma di risposte.

L’Amore è bisogno, è necessità.

“Non cercarmi perché ti bisogno.”

Sciocca, e allora per cosa…?

Non abbiamo forse bisogno di bere?

Non abbiamo forse bisogno di nutrirci?

Non abbiamo forse bisogno di riposare?

Ecco,

l’amore è il bisogno che ha la vita

per esprimersi e per continuare.

Io ti bisogno come l’acqua e come il pane;

ti bisogno come il giaciglio in cui mi ristoro.

E invero

ti bisogno più di tutte queste cose,

perché se continuerò dopo questa vita

… sarà solo per il tuo Amore.

Estratto (#743)

743

Voglio fotterti la mattina

sveglio a stento,

quando nasco duro;

i limiti mi ripugnano,

perché l’Amore non lo si vive con i limiti

ma con il desiderio.

E se non ti violo più il giorno e la notte

è solo perché mi sento in difetto,

non perché non t’amo o perché sono ‘gentile’;

perché sento che tu mi dai,

e io non lo voglio

… eppur non posso rifiutarlo.

Quando potrò ricusartelo

allora potrò tornarti l’Amore;

quello che temi,

quello che ti renderà un po’ di felicità

… o quantomeno ti farà sentire più Donna:

desiderata,

voluta.

Conquistata.

Estratto (#720)

720

Fresca rosa estiva

del tuo profumo si nutrono i miei pensieri,

la notte e il giorno,

quando non ti ho con me.

Tu,

oggi misera,

tu che hai spento i miei sapori

… più non t’amo!

… Questo meriti.

Eppur non ti lasciano i miei pensieri.

Il tuo stelo è povero di tutto,

spoglio dei profumi e dei dòmini colori;

solo spine avanzano nella mia tenera mano,

penose schegge

che lordano il corpo di quel grave sapore.

Ancora non sei un addìo.

Estratto (#716)

716

Mi presto al tuo corpo,

più sotto,

e mi godo queste tue viscere carnose e morbide

che mi stancan la lingua

e cagione mi portano alla testa,

male sordo e costante.

E si piegano quei tuoi piedini gentili

che mi parlan di quanto diletto ti porta l’Amor mio,

di quanto sublime tu trovi l’ardore che t’insinuo.

Treman le gambe

e più non ne puoi!

E la tua mano mi scaccia con forza la testa

che s’avventa sulla tua

reclama della tua rosea e perfetta bocca;

e non pago… nuovo Amore ti muovo in quella tua,

nuovo diletto servono le mie mani sui tuoi seni,

candidi loro come non v’è esempio in natura,

poiché questo regno è tuo solo.

L’Amore inizia e una fine non trova,

e m’affanno nel pagarmi il diletto,

duro mi è il corpo;

tuo solo io sono in quest’attimo

che pur tale non sembra,

tanto è l’Amore che ci rapisce

e ci abbandona nel divino.

Estratto (#705)

705

Voleva essere amata da tutti,

un Amore a chi basterebbe…?

Che fossero forti,

che fossero ricchi,

magari anche belli

e innamorati.

Delusa

le bastavano i ricchi.

Ma la cupidigia

non ha mai saziato lo stomaco di alcuno,

e l’Ambizione ha il suo perché

solo accompagnata dalla cugina Modestia;

altrimenti gli animi si consumano

e poveri si muore.

Ma Fortuna è divinità allegra,

vaga di uomo in uomo e ad uno lo rende cieco,

ad un altro lo rende savio;

e capita che poi al cieco ridesti la vista

e al savio lo renda cieco.

E a me, che un dio non sono,

la virtù di tal donna mi starà ignota,

compagno della di lei fanciullesca mano

in quell’unico viaggio a Noi destinato.

Estratto (#694)

694

Io vivo la mia vita da puttana ormai,

ma preferisco vendermi che la morte dei sensi.

E così, prima o poi,

troverò magari una donna che riuscirà a capire

che l’Amore per te non lo si può rimuovere,

e avrà pietà di me.

Tu non puoi capirlo l’infinito che ho trovato nei tuoi occhi,

perché non l’hai vissuto dentro i miei.

Quella poesia che ti ho donato questa estate è solo tua,

c’è la mia firma sopra.

Due anni di Amore mi sono parsi,

e poi mi sono reso conto che lo era solo dentro di me.

Io non ti voglio male, certo;

ma capirai se sono disilluso dalla vita.

E sì, di tutti quei fiori tu sei il più delizioso;

tu… la mia unica rosa.

 

Estratto (#679)

679

Lacrima di rosa

donami il tuo Amore,

e che non ti giunga da me altro se non l’Amore stesso,

perché se non è l’anima mia

che può colmare la tua solitudine

allora null’altro di mio potrà.

Se non è la candida anima che può soffocare il supplizio

questo Destino non sarà il Nostro.

Non bramare altri demoni che il più nudo tra i corpi.